Attítus di Francesco Morittu

Pubblicazione di Attítus di Francesco Morittu

Written on 07/15/2020
Cristiano Porqueddu


Prosegue con successo la serie di nuove pubblicazioni dedicate alla Sardegna scritte nell'ambito di Sardinia_Movinmg_Arts.

Poche ore fa, le edizioni canadesi Les Productions d'OZ, hanno avviato la distribuzione di Attítus, opera per flauto e chitarra, del compositore sardo Francesco Morittu. Lo spartito musicale è distribuito in oltre quaranta paesi in formato sia fisico (a partire dal mese di Settembre di quest'anno) che digitale (immediatamente disponibile).

La composizione è dedicata al duo Cordas et Bentu composto da Francesca Apeddu (fl) e Maria Luciani (ch).



La descrizione dell'opera a cura dell'autore:

Nella  tradizione  sarda is  attítus (o attítidus)  sono  i  lamenti  che  le  prefiche, is  attitadòras, intonavano  durante  il  rituale  funebre.  Queste  nenie  dal  carattere  fortemente  ripetitivo potevano variare d’improvviso ed assumere toni anche molto contrastanti fra loro, a seconda di ciò che il canto in quel momento voleva esprimere riguardo al defunto, alle sue qualità, ad alcuni  episodi  della  sua  vita  e  alle  modalità  di  trapasso.  Così,  ad  esempio,  se  la  morte arrivava per mano violenta il canto poteva arrivare ad assumere toni talmente aspri e duri da sfociare in un vero e proprio anatema (matènna). Quando a morire, invece, erano i bimbi, ci si riferiva a loro chiamandoli angeli, con voce dolce e allegra (boghe d’ànghelu). Il lamento delle attidadòras oggi si è spento insieme alla cultura rurale a cui apparteneva, ma  la  sua  eco,  forse,  può  ancora  aprirsi  un  varco  attraverso  la  chiassosa  e  sorda  frenesia  di questo tempo.

ENGLISH
In  the  Sardinian  tradition is  attítus (or attítidus)  are  the  laments  that  mourners, is attitadòras,  used  to  sing  during  the  funeral  ritual.  These  extremely  repetitive  dirges  could change suddenly and take on very contrasting tones, depending on whether the aim was to celebrate  the  qualities  of  the  deceased,  episodes  of  his  life  or  the  way  he  died.  Thus,  for  example, if death came by violent hand, the song could take on tones so harsh and hard as to result in a real anathema (matènna). When the children died, however, they were called angels, with a sweet and cheerful voice (boghe d'ànghelu). The lament of the attidadòras has now died out together with the rural culture to which it belonged, but its echo, perhaps, can still open its way through the noisy and deaf frenzy of our days.

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