Il Flauto nel Bosco

Il Flauto nel Bosco



Alfredo Franco (1967)
Sonatina III “Il Flauto nel Bosco”
It was Grazia Deledda’s short story of the same name that spurred me to write the Sonatina Il Flauto nel Bosco, conceived and dedicated to the virtuoso guitarist Cristiano Porqueddu.  Starting out from this delightful tale, I felt inspired to express in music sensations that the landscapes of Sardinia have often aroused in me – in this case especially the area around Nuoro: contrasting shades of light and dark in which ancestral elements persist alongside the discontinuous tempi of everyday life. The work consists of the usual three movements, which follow directly on one from another as if to suggest the uninterrupted flow of the images mentioned above. 
The first movement comprises two themes in three sections, in keeping with the rules of classical form. The atmosphere at the outset is evanescent and luminous, with a dialogue between two voices in 7/8 that is gradually enriched with elements transposed in the different registers of the instrument and a number of different rhythmical figurations that continue through to the presentation of a playful second  theme underpinned by a hint of melancholy. The development repeats the initial motif by means of continuous recourse to the melodic line with intersecting elements taken from the second theme, in a crescendo that culminates in a darkly austere climax. In the recapitulation the initial thematic motifs are gradually rarefied, leading to a conclusion in which what remains seems to float in a state of suspension. The second movement is made up of two main elements: a frequently returning single melodic line that is gradually enriched with stricter figurations and harmonically contrasting elements obtained through contraction, as well as a number of chord episodes modelled on Landini’s handling of the cadenza. The reference to early music is used with evocative intent, as a way of directing musical thought towards the persistence of secret ancestral elements present in the landscape in question. The final movement begins with a sardonic ostinato passage interposed with a slow passage in G# minor, lyrically rarefied and autumnal in mood. This is followed by a return to the initial idea in the shape of a brief coda that is deliberately succinct: a rush of the initial elements followed by gradual subtraction through to a precipitous finale that concludes the whole work in an abrupt, interrogative fashion.

- Alfredo Franco


L'idea della Sonatina Il Flauto nel Bosco espressamente pensata e dedicata al virtuoso Cristiano Porqueddu è germinata dalla lettura di un racconto di Grazia Deledda dal medesimo titolo. A partire da questa fortunata circostanza di lettura, ho creduto opportuno declinare in musica ciò che gli elementi paesaggistici della terra sarda hanno in me sovente evocato (con particolare riferimento al territorio nuorese nella specifica circostanza), e tramite l'ideale affabulazione di un clima chiaroscurale, dove in un affastellarsi di elementi ancestrali persistono in un'esitenza simultanea luci ed ombre di tempi slegati dalla quotidianità. Il lavoro è suddiviso nei consueti tre tempi, che si susseguono però senza soluzione di continuità, come a voler rimarcare il flusso ininterrotto delle suggestioni a cui ho fatto riferimento. Il primo movimento,  bitematico e tripartito secondo le consuete regole della forma classica, muove i passi iniziali in maniera rarefatta e luminosa, in un dialogo a due voci in 7/8 a cui si vanno ad aggiungere poco a poco elementi trasposti nei differenti registri dello strumento, arricchendosi di variegate figurazioni ritimiche, fino ad arrivare ad un secondo tema di carattere giocoso ma dal retrogusto sottilmente melancolico. Lo sviluppo reitera la cellula iniziale attraverso una riproposizione continua della sua linea melodica in cui si intersecano elementi tratti dal secondo tema, in un crescendo che sfocia, deciso, nel climax dal carattere scuro e severo. Nella ripresa viene dato largo spazio ad una rarefazione delle clellule tematiche inizialmente esposte, per portare il tutto ad una conclusione che, diradandosi, fluttua in un'atmosfera sospesa. Il secondo movimento è costruito su due elementi principali: una linea monodica che ripresentandosi più volte va ad arricchirsi di figurazioni più stringenti a cui si sommano, per contrazione, degli elementi armonicamente disturbanti, ed alcuni episodi accordali elaborati sul modello dell'antica cadenza di Landini. L'elemento musicale arcaico viene riutilizzato in funzione evocativa, come mezzo atto a modellare il pensiero musicale sulla peristenza di segreti elementi atavici presenti nel paesaggio di cui parlavo. Nel movimento finale, ad un ostinato episodio iniziale di carattere sardonico, si frappone un episodio lento in sol# minore, liricamente rarefatto e dal sapore autunnale. Segue, come ripresa dell'idea inziale, una breve coda il cui carattere conclusivo è volutamente stringato; grazie ad una concitazione degli elementi inzialmente enucleati ed ora riproposti attraverso la sottrazione dei medesimi si giunge ad un precipitoso finale che chiude l'intero lavoro in maniera repentina ed interrogativa.

- Alfredo Franco