Ritratti di Sardegna

Ritratti di Sardegna



I Ritratti di Sardegna per chitarra nascono con l'intento di omaggiare alcuni eminenti personalità cui la Sardegna ha dato i natali ma ha anche forgiato il carattere, la personalità, donando indelebili esperienze di vita.

I Ritratti possono essere assimilati ad una sorta di pantheon di personalità eccelse alle quali la propria terra ha riconosciuto, più o meno perentoriamente e più o meno definitivamente, la grandezza. Se infatti da una parte abbiamo il valore universalmente riconosciuto, nonché il suggello di un Premio Nobel, di Grazia Deledda, dall’altra vediamo le figure di Lao Silesu o Gavino Gabriel stentare nel trovare una adeguata collocazione critica.

Il mio omaggio va oltre il volubile processo di elaborazione di certa critica e si spinge verso un’analisi psicologica dell’uomo. Totale sospensione di giudizio dell’opera a favore di una personale
indagine di quei luoghi remoti della psiche e della personalità. Ritratti psicologici dunque.

I protagonisti sono cinque: Giuseppe Biasi, Gavino Gabriel, Lao Silesu, Grazia Deledda, Annunzio Cervi. Quattro figure maschili che ruotano attorno al fulcro creativo di Grazia Deledda, unica
donna del gruppo. Della scrittrice nuorese Biasi divenne massimo illustratore delle opere, Silesu orchestratore di alcuni lavori letterari, mentre Gavino Gabriel autore di un prezioso documento audio per l’Albo d’oro della Discoteca di Stato.  Il quinto ritratto è dedicato al letterato sassarese Annunzio Cervi, apprezzato tra gli altri da Eleonora Duse e Gherardo Marone. Dotato, a dispetto di una prematura e tragica fine (morto sul Grappa a soli 26 anni), di una speciale energia e vitalità di temperamento che ci viene descritta dal poeta Lionello Fiumi attraverso fulgide parole alle quali ho tentato di dare sonorità: “aveva un modo stranissimo di porgere le sue liriche: a voce acuta, anzi stridula è un po' nasale, le scaraventa va addosso rapidissimamente senza una pausa […] quasi avesse furia di liberarsi d’un pullulio che gli si gonfiava le corde del collo. La fine arrivava sull’identico tono, ma di botto tagliando netto come uno scatto di ghigliottina”.

- Roberto Piana 


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